LA BIBBIA
I giorni della creazione. Bibbia latina,
Venezia 1498
Il termine B. è di origine medievale. Deriva dal
greco tà Biblia (''I Libri''), ed
indica l'insieme dei libri, scritti da autori diversi in varie
epoche, che la Chiesa cristiana considera sacri, in quanto
ispirati direttamente da Dio. Ogni libro è diviso in capi, ogni
capo in versetti, numerati per comodità di ricerca. I termini
Scrittura, Sacra Scrittura, Sacre Scritture sono sinonimi di B.
Gli Ebrei la chiamano Mikrà (''Lettura'').
E' l'opera che ha esercitato sull'umanità l'influenza maggiore.
Oltre alla religione e alla morale, ha penetrato l'arte e la
letteratura di tutta la nostra civiltà. La B. abbraccia un
quadro temporale straordinariamente vasto: da Dio e dal mistero
delle origini giunge fino alla previsione della fine di tutte le
cose.
Classicamente nel racconto biblico si distinguono due periodi:
quello prima di Cristo -Antico Testamento (A.T.)- e il Nuovo
Testamento (N.T.), che va da poco prima della nascita di
Cristo fino a circa 100 anni dopo. In più, nell'Apocalisse si
prevede la fine del mondo.
La parola Testamento ha lo stesso significato del greco diatéke:
''patto di alleanza''. L'Antico e il
Nuovo Testamento fanno perciò riferimento al diverso genere di
rapporti dell'uomo con Dio, prima e dopo la venuta di Cristo.
L'elenco canonico dei libri secondo la Chiesa cattolica fu
stabilito nel Concilio di Trento. Il numero dei libri del N. T.
era comunque già fissato dal 393 d. C., grazie al Concilio
d'Ippona. La gran parte dei libri dell'A. T. fu scritta
originariamente in ebraico. Di alcuni però il testo originale
non è noto e si conosce solo quello greco. I libri del N. T.
furono invece scritti in greco, salvo il Vangelo di Matteo, del
quale tuttavia si è perduto l'originale aramaico.
Una semplice classificazione dei libri che compongono l'A.T. è
la seguente:
LIBRI STORICI:
Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio),
Giosuè, Giudici, Ruth, Re, Paralipomeni, Esdra, Neemia, Tobia,
Giuditta, Ester, Maccabei.
LIBRI DIDATTICI:
Giobbe, Salmi, Proverbi, Cantico dei Cantici, Ecclesiaste,
Sapienza, Ecclesiastico.
LIBRI PROFETICI
Isaia, Geremia, Baruch, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos,
Abdia, Giona, Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria,
Malachia.
I libri che mancano nelle B. ebraiche sono detti deuterocanonici,
cioè inseriti in un secondo momento: Baruch, Tobia, Giuditta,
Macabei, Sapienza, Ecclesiastico, frammenti del libro di Ester e
di Daniele. I libri deuterocanonici non sono accettati dai
protestanti, che li considerano apocrifi.
I libri del N. T. sono ventisette: i quattro Vangeli, gli Atti
degli Apostoli, 14 Epistole di S. Paolo, 7 epistole dette
Cattoliche, l'Apocalisse.
Si è sempre discusso intorno al fatto che gli autori del N. T.
abbiano scritto in una lingua che non era la loro. In effetti, la
lingua usata è quella greca nota come koiné diàlektos, lingua
volgare, comune in molte iscrizioni antiche.
La versione più antica della B. che ci è giunta è in greco, ed
è nota come B. dei Settanta (perché redatta da settantadue
curatori, almeno secondo la tradizione). Si ritiene del III sec.
d. C., compilata in Egitto.
Esistono però altre versioni, anche se parziali. La siriaca (I
sec. d.C.), la Samaritana, l'Armena, la Copta, l'Araba.
Importantissima fu la versione raccolta da Origene col titolo di
Hexapla. Molto presto si fecero versioni latine della B. La
principale fu ritenuta per molto tempo fatta in Africa, ma in
realtà molti concordano sulle origini italiane, donde il nome di
B. Itala. Fu la principale versione fino alla traduzione di S.
Gerolamo, la Vulgata, che divenne il testo ufficiale adottato
dalla chiesa.
La realizzazione dell'Hexapla, o
Hesapla, richiese ad Origene 12 anni di lavoro (228-240 d. C.).
Tutto l'A. T. era disposto in sei colonne: testo ebraico in
caratteri ebraici, testo ebraico in caratteri greci, versione di
Aquila, versione di Simmaco, versione dei Settanta, versione di
Teodozione. Il manoscritto originale era conservato a Cesarea,
dove fu consultato da S. Gerolamo. Scomparve nel VII secolo, in
seguito all'invasione araba. L'imponente prospetto di Origene fu
di grande aiuto per i traduttori successivi. Oltretutto, quando
si conosceva una ulteriore versione di qualche passo della B.,
Origene aggiungeva un'altra colonna al prospetto, al punto che in
certi casi le colonne sono anche otto. Le varianti tra il testo
ebraico e quello dei Settanta erano indicate con simboli detti obeli
(÷), i passi mancanti con un asterisco.
L'Itala, traduzione dal greco al latino, fu
redatta tra il II e il III secolo. Divenne di uso comune in
Italia. Numerose sono le varianti rispetto all'Afra, che
circolava comunemente in Africa. Fu S. Agostino a chiamarla
Itala, e la ritenne preferibile a tutte le altre. La B. Itala,
l'Afra e tutte le versioni precedenti a quella di S. Gerolamo
sono indicate con il termine generico di LATINA VETUS.
La Vulgata, o Volgata, è la traduzione di S.
Gerolamo, che così tradusse in latino il termine koiné. Fu
però Ruggero Bacone a chiamare Vulgata la versione di Gerolamo,
ed Erasmo da Rotterdam riprese questa definizione. La versione di
Gerolamo non è immune da pecche, nè è di pari valore nelle
varie parti. Fu lo stesso redattore ad ammettere i propri limiti.
Dovette spesso fare uso di vocaboli presi dal latino volgare.
Critiche giunsero da S. Agostino stesso, soprattutto per quanto
riguardava le parti tradotte dall'ebraico. Fu comunque la
traduzione ritenuta come la migliore dalla Chiesa Cattolica.
La B. di Ulfila è la traduzione in lingua
gotica realizzata da Ulfila, vescovo dei Goti (ca. 311-383). Di
essa esistono manoscritti anche in Italia, del periodo della
dominazione ostrogota (VI sec.). Molto noto è il manoscritto di
Upsala, noto come Codex Argenteus, che nel 1648 fu regalato alla
Regina di Svezia. Della B. di Ulfila ci restano soprattutto ampi
frammenti del Nuovo testamento. Dal poco che ne possiamo ricavare
si nota in particolar modo la grande difficoltà dell'impresa di
traduzione. Ad Ulfila risultò difficilissimo tradure espressioni
e valori etici e religiosi in una lingua alla quale erano del
tutto estranei. I caratteri di scrittura furono inventati dallo
stesso Ulfila, che li ricavò dall'alfabeto greco, ma anche da
quello latino e runico. I segni tentano di trascrivere una lingua
che è la più antica delle lingue germaniche note, parlata dai
Teutoni del basso Danubio. Per questo, dal punto di vista
linguistico, i frammenti della B. di Ulfila hanno un valore
incalcolabile.
Bibbia di Lutero.
Prima di Lutero esistevano almeno 17 versioni tedesche della B.
Il grande riformatore volle però realizzare una versione che
fosse più in linea con il ''sentire'' del popolo tedesco e che
fosse anche ricavata dalle fonti originarie. Non tradusse la
Vulgata, ma si rifece più che altro al testo greco ed ebraico
proposto da Erasmo nel 1516. La lingua usata fu quella
cancelleresca tedesca e boemo-lussemburghese, arricchita dal
parlare volgare proprio della sua gente. Esemplare, per
comprendere il suo modo tradurre, il suo ''Mesaggio sul
tradurre'' del 1530. La parola di Dio, diretta a tutti, da tutti
deve essere compresa. Non si tratta, dice Lutero, di chiedersi
come il latino si debba trasferire in tedesco, bisogna piuttosto
''interrogare la madre in casa, i bambini in strada, il popolo al
mercato''.
Nel 1534, edita da Luft a Wittemberg, usciva la traduzione
completa dela B. Non è da attribuire del tutto a Lutero, che si
fece in effetti aiutare dai più valenti filologi dell'epoca,
molti dei quali suoi amici: Melantone su tutti. Ne sortì un
capolavoro della letteratura germanica, anzi, la nascita stessa
di quella letteratura, tanto che si è detto che la B. di Lutero
è per la letteratura tedesca quello che la Commedia dantesca è
per la letteratura italiana.
La prima versione inglese della B. fu redatta da
J. Wycliffe insieme a Nicola di Hereford nel XIV sec. Un'altra
versione inglese molto nota è la B. di Ginevra, basata su quella
di N. Malingre e Calvino. Fu redatta dai riformatori inglesi che
si rifugiarono a Ginevra per sfuggire alle persecuzioni di Maria
I d'Inghilterra.
Realizzato da R. Campagna per Bottegantica, Arezzo.