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Nel Medioevo, talvolta i miniatori usavano
stampigliare le iniziali dei manoscritti usando piccoli
"timbri" di legno. Sembra che anche alcuni sovrani, con
lo stesso sistema, apponessero firme a documenti. Trattandosi di
una tecnica piuttosto semplice, è probabile che alla fine del
Trecento il sistema sia stato applicato alla stampa di interi
libri. Non occorre pertanto far risalire questa tecnica ad
influssi orientali (in Cina ed in Corea l'impressione silografica
era in uso fin dall'anno mille).
In effetti, realizzare un libro silografico era piuttosto
semplice, e non richiedeva particolare ingegno o talento
artigianale. Si usavano blocchi di legno duro (pero, bosso, noce)
e se ne rendeva perfettamente liscia la superficie. Sulla
superificie stessa si disegnava poi, in senso inverso, il testo o
la figura che si voleva riprodurre. A quel punto un incisore
toglieva le parti di legno intorno al disegno in modo che il
testo e le figure restassero in rilievo. Su questo rilievo si
stendeva uno strato d'inchiostro e si fissava sulla tavola il
materiale sul quale si voleva riprodurre il testo: seta o altro
tessuto, pergamena, carta. L'impressione avveniva o strofinando
il verso del materiale o, più tardi, usando un vero torchio. La
tavola di legno poteva essere usata così fino a che non era
consumata o deformata. Chiaramente, con questo sistema, si poteva
stampare da una parte sola del foglio o del tessuto, in quanto i
solchi dell'impressione restavano ben evidenti anche al verso del
materiale impresso. Talora si usava anche un procedimento
inverso, ossia si scavava il disegno lasciando in rilievo le
parti circostanti: in questo modo si otteneva una stampa bianca
su fondo nero.
Inizialmente il sistema fu utilizzato soprattutto per decorare tessuti, ma da questi alla carta il passo fu breve. Questo tipo di stampa venne usato all'inizio del Quattrocento per riprodurre immagini di santi, carte da gioco (che poi venivano colorate a mano), calendari. Si tratta quasi sempre di fogli volanti. Successivamente si stamparono però anche dei veri e propri libri. Dapprima si realizzarono con questo sistema solo le figure, mentre il testo veniva aggiunto a mano (libri chirosilografici). Ben presto però testo e figure furono incisi insieme. Si risolse anche il problema del verso bianco di ogni foglio, che, ovviamente, avrebbe guastato notevolmente l'estetica dell'insieme. I primi stampatori componevano i volumi in modo che alla prima pagina stampata ne seguissero due bianche, in modo da poter incollare insieme le pagine e far scomparire le parti bianche.
Con la tecnica silografica si stamparono essenzialmente opere di carattere popolare, e in alta tiratura, che venivano vendute a basso prezzo al mercato, durante le ceriminie reigiose ecc... Destinati essenzialmente all'educazione religiosa di un popolo in gran parte analfabeta, nei libri silografici il testo è un accessorio secondario. Importanti sono le figure, spesso riprese alla buona codici di ben altro valore artistico, e colorate a mano per renderle più gradevoli. L'opera silografica più diffusa dovette essere la famosa Biblia pauperum, la Bibbia dei poveri. Era costituita da un numero variabile di tavole (in genere tra 40 e 50) e scene del Nuovo Testamento associate a scene del Vecchio. Un breve testo spiegava il contenuto delle tavole. Se ne conosce una, molto antica, dove il testo è ancora scritto a mano. Si noti che non si è certi che questa Bibbia sia mai stata stampata in Italia nel corso del Quattrocento. L'edizione italiana più antica risale almento al 1510 e fu realizzata a Venezia da Vavassore. Altre opere silografiche note sono lo Speculum humanae salvationis, l'Ars memorandi quatuor evangelia, il Canticum Canticorum, l'Ars moriendi. Poche sono a carattere profano (calendari e almanacchi, la Chiromantia). Molto nota è l'opera Mirabilia urbis Romae, in pratica una guida per i pellegrini che si recavano a Roma. Quasi tutti, per caratteristiche artistiche (sempre popolari e modeste) e per il tipo di disegni e caratteri, sembrano essere di provenienza nordica (Germania, Olanda). Nonostante la grande diffusione, il successo, e la tiratura molto alta, ne sono rimasti solo pochi esemplari, proprio perché destinati ad un uso popolare quotidiano. Nessuno di questi riporta lo stampatore, raramente viene indicato l'incisore.
La datazione degli esemplari sopravvissuti fino ad oggi, per quanto approssimativa, dimostra una fatto curioso. Gli esemplari a noi noti non sono anteriori al 1440, molti sono sicuramente databili in epoca successiva, quando non nel pieno Cinquecento. Il libro silografico non fu, pertanto, il precursore del libro stampato a caratteri mobili. Altrimenti, scoperta la nuova tecnica, di gran lunga migliore e più vantaggiosa -consentiva di stampare testi ben più ponderosi in tempi assai ridotti, permettendo anche di riutillizare i caratteri, e di correggere facilmente eventuali errori-, sarebbe caduto rapidamente in disuso. Invece entrambe le tecniche furono usate nello stesso periodo, e questa "convivenza" durò molti decenni, fino al XVI secolo avanzato. Anzi, sembra che in certe zone il libro silografico abbia avuto una specie di predominio, probabilmente per il minor costo, che ne garantiva una diffusione popolare più vasta ed un commercio molto più rapido e vantaggioso.