| Note | Nacque a Castel'Arquato (Piacenza) nel 1688 e nel 1704 entrò a far parte della Compagnia di Gesù di Novellara. Inviato ad insegnare retorica a Verona, conobbe S. Maffei, che lo fece appassionare allo studio delle antichità italiche. Fu poi inviato ad insegnare a Piacenza, dove iniziò a raccogliere i materiali per una Storia de' letterati Piacentini, ma rivalità interne alla Compagnia lo costrinsero a stabilirsi a Modena (1735) dove si concentrò suoi suoi studi di antichità. Nel 1748 divenne teologo del Duca di Modena, e la sua influenza su Francesco III d'Este divenne notevole, tanto che secondo alcuni giudizi, riportati dal Muratori, si diceva che ''i padri del Gesù avevano guasto un buon letterato per fare un cattivo politico''. Nel 1764 divenne Direttore del Collegio dei Gesuiti di Modena, e morì in questa città nel 1767.
I suoi studi videro la luce solo dopo la sua morte: De' primi abitatori dell'Italia, Modena 1769; Della linguia de' primi abitatori dell'Italia, ivi, 1772. Contrariamente al Maffei, il B. riteneva che l'indagine storica dovesse precedere quella linguistica. Secondo lui, i primi abitatori dell'Italia, che chiama ''circumpadani'', erano i Liguri e gli Umbri, di stirpe celtica, e i Taurisci, di origini germaniche. Movendo da premesse completamente errate, le conclusione del B. in campo linguistico si rivelano in gran parte assurde, in quanto ritenne che l'etrusco dovesse a quel punto essere considerato di derivazione celtica e germanica. Le sue interpretazioni delle Tavole Eugubine e di molte iscrizioni etrusche sono ben lo ntane dalla realtà, e il B. è in questo senso autore molto inferiore ai contemporanei Maffei, Passeri, Lanzi. Le sue tesi, tra l'altro, non erano nuove, in quanto già proposte dagli autori francesi, e grazie al B. si diffusero anche in molti ambienti italiani, accolte da autori come Poggiali, Ferrari, Durandi. Tuttavia le opere postume del B. furono seguite da critiche tali che la mania ''celtica'' fu definitivamente accantonata. Le altre opere del B. non furono mai stampati e i suoi manoscritti finirono tutti nella Biblioteca Estense. |