STORIA DELLA SCRITTURA


L'uomo sente il bisogno non solo di organizzare stabilmente l'insieme di dati accumulati in memoria per utilizzarli nell'attimo presente, ma anche di creare, con gli stessi dati, un ponte tra passato, presente, e futuro. Allora i gesti e i segni vocali si organizzano progressivamente creando un linguaggio che gli consente di ricostruire almeno i “fantasmi” delle sue conoscenze. E la sua capacità di usare le mani per creare e utilizzare utensili lo aiuta a compiere l'ultimo balzo, quello che lo libera dalla prigionia del presente e lo aiuta a proiettare i suoi fantasmi verso il futuro: inventa la scrittura, per affidare la memoria dell'uomo del presente alla memoria dell'uomo di domani...

La scrittura è una scoperta relativamente recente del genere umano. I primi disegni che l'uomo lasciò sulla pietra delle grotte di Lascaux risalgono a circa diciassettemila anni fa. Oltre ad avere già una certa tendenza “artistica”, questi disegni hanno anche un significato , per così dire, “narrativo”. Il fatto importante è che comunque superano i limiti di tempo e spazio propri della comunicazione verbale e lasciano un messaggio ad un osservatore futuro, chiunque esso sia, che sappia interpretarli. Se ancora oggi sappiamo qualcosa degli uomini di Lascaux, lo dobbiamo proprio a quei segni, e alle storie che ci raccontano. Il senso più profondo della scrittura, che fa di questo mezzo di espressione la più grande conquista del genere umano, è già presente in questi segni: si supera la precarietà della comunicazione verbale, che richiede un ascoltatore diretto, e si “trasmettono” informazioni indirettamente, che possono essere ricevute da un qualunque ipotetico lettore anche a distanza di secoli, o di millenni. E' la vera memoria dell'uomo...
Tuttavia, il passaggio dai disegni sulle pareti delle grotte alla scrittura vera e propria fu tutt'altro che rapido. Devono passare almeno undicimila anni perché i vari disegni si organizzino in un sistema definito che possa essere considerato scrittura nel senso vero del termine. I primi documenti che contengono esempi di scrittura organizzata risalgono al IV millennio a. C. Uno di questi è la famosa tavoletta di Uruk. E' una tavoletta di argilla, con segni incolonnati e ripetuti che indicano la sua natura di registro contabile. Fu trovata nella zona dove sorgeva il grande tempio di Uruk, in Mesopotamia. La scrittura nacque qui, dunque, e non in Egitto, come molti pensano. All'epoca la grande regione fra il Tigri e l'Eufrate era divisa tra i sumeri a sud e gli accadi a nord. Erano due popoli di notevole civiltà, che vivevano concentrati attorno a grandi città come Babilonia. La tavoletta di Uruk contiene un elenco di sacchi di grano e capi di bestiame. Esistono altre tavolette che ci informano di quale fosse l'organizzazione sociale dei sumeri: sappiamo quanti fabbri, schiavi, falegnami ecc.. si occupavano, ad esempio, del tempio di Lagash. Si scriveva su tavolette di argilla, ed il motivo è facilmente intuibile: lungo le sponde dei grandi fiumi è materiale di facile reperibilità. L'argilla fresca è inoltre lavorabile in maniera estremamente semplice. Sulle tavolette di argilla ancora fresca si tracciavano i segni con una canna tagliata a punta. La tavoletta scritta, lasciata asciugare, veniva a costituire poi un supporto solido e, come si vede, duraturo, tanto da conservare fino ad oggi il documento scritto. I segni che i sumeri imprimevano nell'argilla hanno un tipico aspetto angolare che ricorda un chiodo. Da qui il nome di scrittura cuneiforme, dal latino cuneus, chiodo.
Inizialmente la scrittura cuneiforme era di natura pittografica (praticamente tutte le scritture esordiscono come insieme di “disegni”). Si tratta di disegni molto semplificati: una testa di bue indica un bue, un triangolo con un tratto indica la vulva femminile e vuol dire “donna”. I vari disegni si potevano associare per esprimere concetti complessi: il segno della donna associato al segno delle montagne voleva dire “donna straniera”, cioè che viene da “oltre le montagne”. La semplificazione e stilizzazione progressiva dei vari segni si accentua nel corso dei secoli, tanto che ad un certo punto solo gli esperti possono riconoscere il segno originale. Anche il significato diventa progressivamente più complesso e dipende dal contesto. Un piede, oltre che voler dire “piede”, poteva voler dire “camminare”, ma anche “trasportare”. In questo modo i segni totali utilizzati tendono a ridursi progressivamente, ma ne restano comunque almeno seicento da memorizzare, e non è lavoro di poco conto..
Il passo successivo fu fondamentale nella storia della scrittura. All'inizio i segni rappresentavano oggetti o esseri viventi che indicavano se stessi o concetti collegati (il piede, come si è visto, poteva indicare il piede stesso o l'atto del camminare o del trasportare, concetti comunque legati in qualche modo al piede ). Ad un certo punto i segni impressi non rimandano più a concetti correlati al segno stesso, ma al suono della parola che li identifica nella lingua parlata. E' un momento decisivo: il semplice principio del rebus. Nel rebus, quando si disegna una testa e un mento, si intende scrivere la parola “testamento”, che non è collegata alle immagini disegnate. Il pittogramma, da elemento “ideografico”, diviene elemento “fonetico”.
Tutte le scritture, quindi, hanno origine da quelle ideografiche, che fecero la loro comparsa in Medio ed Estremo Oriente, nel momento in cui vari popoli raggiunsero un grado di civiltà piuttosto avanzato. La scrittura ideografica rappresenta un modo elementare di espressione del pensiero, non un suono. Può essere compresa da chiunque, qualunque lingua parli, purché conosca il senso di lettura (da sinistra a destra o viceversa, dall'alto in basso o viceversa). E' un sistema rudimentale, ma di grande fascino, sia per i contenuti artistici che può acquistare -basti pensare al meraviglioso effetto d'insieme delle scritture murali degli Egizi-, sia per il sentimento “magico” che accompagna questo tipo di scrittura. Per gli antichi, disegnare qualcosa era come farla vivere, ed anche “possederla”. Questo effetto arcano, magico, della scrittura, è sopravvissuto fino ad oggi, in forma palese (basta pensare ai tarocchi, immagini che mostrano, ed anche condizionano, il futuro), o in forma più camuffata (l'effetto vincolante dei contratti, delle firme in calce, del “nero su bianco”; oppure si pensi a frasi tipo: ”sta scritto”, “è scritto, quindi è vero”). Qualche elemento ideografico originario è visibile anche nella scrittura moderna, La lettera M, ad esempio, deriva probabilmente dall'antica linea spezzata che indicava il mare. Gli egiziani leggevano questo segno come myn, e i Greci lo trasformarono nel my, fino all'em dei Latini. La scrittura puramente pittorica, oltre ad avere il vantaggio di poter essere compresa da tutti, non essendo vincolata alla lingua di chi scriveva, aveva anche il vantaggio di non avere praticamente grammatica. Gli svantaggi però non sono pochi. Una scrittura figurativa può esprimere solo pochi e rudimentali concetti. Quando poi si vuole scrivere un concetto astratto, diventa impossibile trovare un “disegno” che lo rappresenti. Si cercò di ovviare trasformando i segni in simboli: la penna di struzzo, presso i popoli orientali, rappresentava la giustizia, perché si credeva che il suo peso fosse costante. Ma non si arrivava lo stesso molto lontano, ed il sistema era piuttosto rigido e difficile da memorizzare.
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